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Inside-Out o Outside-In? Chi vincerà?

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Inside-out o outside-in?
Benvenuti alla sfida del millennio, signore e signori, un match tra due approcci opposti giocato sul ring della strategia.
Conosciamo i pretendenti.

Inside-out o outside-in?

All’angolo destro, l’inside-out. Chi tifa per questo approccio è guidato dalla convinzione che le capacità e le forze interne di un’impresa siano le doti che le permetteranno di battere i competitor. Quindi focus verso l’interno, sul prodotto, sul “cosa si sa fare”. Sicuramente “la” tattica vincente, almeno fino a qualche anno fa.

All’altro angolo, l’approccio outside-in, guidato dalla convinzione che mettere al centro il cliente, creando per lui valore ed esperienza, sia la chiave del successo. Qui il focus è verso l’esterno, puntato sui bisogni del cliente, anche quelli nascosti e latenti.

Chi sarà il vincitore? Inside-out o outside-in? La sfida è aperta.

partire da quello di cui il cliente ha bisogno

Optare per il primo approccio richiederebbe, almeno in teoria, alcune condizioni per funzionare al meglio: un brand molto forte, che veicoli con il prodotto valori già riconosciuti, e una sviluppata sensibilità per i gusti e le preferenze del cliente. Quindi sarebbe necessario avere un nome e, nello stesso tempo, basarsi molto sul fiuto.

Se un’azienda si trova con un brand che stenta, all’inseguimento perenne dei concorrenti e con qualche prodotto che non gira come dovrebbe, sarebbe il caso e il momento di scoprire anche l’altra metà del mondo, provando a rivedere e rivedersi da un approccio nuovo, l’outside-in, per l’appunto. Anche questo approccio richiede delle condizioni: bisogna cominciare col capire la differenza tra quello che si fa e quello di cui il cliente ha bisogno. Bisogna ragionare con la testa del cliente. Non ci si affida più solo al fiuto o ci si limita a inseguire quello che fa la concorrenza, ma si prototipano soluzioni, le si testa e le si migliora.

Quindi alla fine meglio inside-out o outside-in?

Noi propendiamo per partire con quest’ultimo approccio che è anche il terzo pilastro su cui si posa il Business Model Journey. Crediamo infatti sia il modo più corretto per le imprese per ragionare e costruire strategie. Senza dimenticarsi nel frattempo di lavorare sulla costruzione del brand e sul ripensamento del prodotto/servizio avvalendoci anche dell’approccio inside-out.

Copy Credits Marcello Vignola.

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